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Cari ragazzi,
il primo settembre prossimo lascerò le mie funzioni di preside per godermi la pensione, dopo tanti anni
di lavoro nella scuola, prima come insegnante e, dal 1983, ininterrottamente, come dirigente del nostro istituto.
Non abbandonerò la scuola. Continuerò, in qualche modo meno diretto, ad occuparmene, come ho fatto
praticamente da quando avevo poco più di vent'anni. Voi, che generalmente mi vivete come lontano e distante, affaccendato
e rinchiuso nei suoi uffici come in un bunker, voi che mi avete visto appena alla consegna delle pagelle
quadrimestrali, pronto a far prediche e, qualche volta, incollerito per qualche vostra manchevolezza giovanile, penserete
che in fondo al preside non mancherà nulla, lasciandovi.
Invece io so con certezza che il quotidiano contatto, se non con voi, con i vostri problemi, lo sguardo aperto
ad indagare i vostri visi ora allegri ora tristi ora muti, l'osservatorio privilegiato che il mio ruolo teneva aperto
sul mondo giovanile e sui suoi problemi, verrà meno e lascerà un vuoto incolmabile. Anche per questo, con la
lunga esperienza che ho accumulato, intendo continuare a occuparmi di scuola e di formazione, con la sicurezza
tuttavia che la mia "capacità visiva" si va irrimediabilmente riducendo, lontano da voi.
In queste poche righe, senza rischiare di essere patetico, vorrei inviarvi un ultimo messaggio - anzi un
messaggino, per non rischiare la mancata lettura: se la scuola è noiosa, criticatela, ma valorizzatela.
L'ignoranza è una vigliaccheria, è la disponibilità a sottomettersi, è una fuga. Molti oggi vi vogliono ai margini,
individui buoni solo a comprare. Per non essere automi da supermercato, bisogna averne coscienza,
essere informati, conoscere... Il mondo è diventato più grande e servono grandi uomini generosi e consapevoli.
Criticate la scuola, affinché vi dia di più, vi chieda di più, vi faccia aprire gli occhi sul grande mondo.
Il futuro è vostro: sfidatelo con le armi della conoscenza in pugno, e con grande senso della vostra responsabilità.
…e così la predica non voluta si è insinuata e ha preso la mano. Povero Pertini: il
grande presidente diceva (è scritto in Auditorium) che i giovani non hanno bisogno di prediche ("sermoni"), ma
di comportamenti coerenti da parte degli adulti. Perdonatemi se, contro la mia volontà, ho dato anch’io qualche
cattivo esempio. Arrivederci e…
…tantissimi auguri per i vostri risultati finali.
Il vostro Preside
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