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:: Ceneri ::
di Dimitri Galli Rohl - 5 Giu. 2006


"E un'altra volta è notte e suono
Non so nemmeno io per che motivo
Forse, perché son vivo

E voglio in questo modo dire 'sono'
O forse perché è un modo, pure questo
Per non andare a letto.

O forse perché ancora c'è da bere
E mi riempio il bicchiere.
"

  E' notte a Roma come a Lucca, ora. Le differenze tra queste due città tanto lontane sembrano scomparire quando l'oscurità si affaccia alla finestra di Via Varese n.46: i rumori della metropoli si affievoliscono poco a poco, quasi una sorta di pudore nei confronti di questo piccolo esule di provincia che potrebbe non riuscire a prendere sonno, se la cacofonia umana della capitale non decidesse di risparmiare la quiete innaturale di questo terzo piano.

  Ma come Guccini nella sua "Canzone di Notte", sono sveglio un'altra volta.

  Complici della mia insonnia sicuramente un mezzo chilo di gnocchi conditi con panna e prosciutto e saltati sapientemente in padella, ma anche l'improvvisata di Patrizia Landi che questo pomeriggio ha dimostrato come le distanze tra luoghi e persone siano soltanto un'opinione. Come un ciclone che tutto travolge al suo passaggio, la matematica jazzista ha fatto irruzione nella mia dimora romana insieme a due amiche strampalate come lei, sfidando il claustrofobico ascensore che tante volte ha costretto a trascinare me stesso per le scale durante i mesi invernali che non volevano saperne di finire. Patrizia, da due anni coinvolta nel progetto laboratoriale dell'Istituto Pertini, è uno dei meravigliosi frutti che questo lavoro infinito ha saputo regalarmi. Ed è proprio in seguito alla sua visita inaspettata e decisa sul momento, quasi una sorta di "improvvisazione di vita" così come piace tanto al sottoscritto, che ho deciso di scrivere qualcosa anch'io a proposito di questa quarta esperienza di lavoro coi "ragazzi del Pertini".

  Posso affermare tranquillamente che il percorso di quest'anno è stato in assoluto il più sorprendente di tutti: senza entrare nel merito della qualità dello spettacolo prodotto, la modalità di lavoro adoperata e la reazione di quanti siano venuti a trovarci al teatrino di San Girolamo e poi nella succursale di Via Francesconi sono, a mio parere, i risultati migliori ottenuti in 145 ore di estenuante lavoro.

  Per la prima volta dai tempi de "L'Acchiappatore nella Segale" (adattamento de "Il giovane Holden" di J.D. Sallinger che tanto piacque all'ex preside Mauro Di Grazia e allestito in collaborazione con l'amico fraterno Cataldo Russo), ho avuto modo di condividere il percorso laboratoriale con valorosi compagni di viaggio che non hanno esitato a macinare chilometri di strada pur di condurre in porto una nave che, in alcuni momenti, sembrava sempre pronta per affondare. Amici, fratelli, colleghi ma soprattutto P E R S O N E, scritto grande e con gli spazi come tutti i titoli dei miei spettacoli perché il nome che decidiamo di dare alle cose è importante e bisogna imparare a portarne il peso, cominciando a scriverlo in modo adeguato.

  Persone, dicevo.

  Persone come Federico Anelli, in arte "Professor Marmittoni", consulente sindacale per hobby e Prestigiatore nella vita; Marina Romondia, ingegnere civile laureanda che prima di essere una brava attrice ha dimostrato di essere un'attrice B R A V A; Elisa Selmi, dedita alla salvaguardia della riproduzione di animali più o meno utili al nostro sostentamento (che tutto vorrebbero fare piuttosto che riprodursi per poi essere macellati di nuovo), che ha trovato pane per i suoi denti su quel pavimento coperto di cenere insieme all'animale più difficile da addomesticare, alias una certa Eleonora di cui saluto la mamma con un sorriso.

  E poi Camilla Del Freo, che insegna Dio per mestiere ma si occupa di teatro per vivere. A lei il merito di aver coordinato gli incontri, di aver tenuto insieme le persone nei momenti di sconforto anche quando in succursale non veniva più nessuno e tutti sembravano essersi dimenticati che c'era un laboratorio teatrale in corso. Camilla è stata quella parte di me che non ho potuto regalare al Pertini perché costretto a lottare con la capitale nel tentativo di strappare quel diploma che renderà il mio teatro ruspante, forse, degno di essere raccontato anche al di fuori dei confini amici.

  Queste per quanto riguarda coloro che sono legati al "PROGETTOTEATRODEIBARBARI", con una menzione speciale al Maestro Franco Giraud che non ha potuto sostenere il cammino insieme a noi ma che è sempre stato presente, nel cuore e nella mente.

  Poi ci sono i Ragazzi; quelli che hanno quarantacinque anni in tre, quelli che ne hanno quasi cento in due, quelli con la erre moscia e la lisca in bocca e anche la balbuzie, quelli che vengono dallo Sri Lanka e dal Guatemala apposta per fare teatro con noi, quelli che a un certo punto dell'anno non vengono più senza dirti
P E R C H E', quelli che alla fine del percorso confessano che sarebbero voluti essere della partita. Per loro, anche per quelli che ci hanno creduto a intermittenza, è stato giusto fare avanti e indietro da Roma a Lucca sfidando l'umanità che trabocca dagli intercity coi corridoi troppo piccoli.

  Perché un mezzo esempio non è un esempio, dice Muller.

  Ultima, ma non per importanza, la persona che ha reso possibile tutto questo negli anni.

  Rosanna Pezzopane, adorabilmente polemica e insopportabile al punto giusto, ha dato il suo contributo anche quest'anno, nonostante gli smottamenti di vita dovuti al trauma della pensione. E' merito suo se l'attività teatrale all'interno dell'Istituto è cresciuta fino ad oggi ed è lei la persona che nel gioco degli squilibri ha rischiato sempre il prezzo più alto. Spesso le modalità in cui si relaziona con il prossimo sono simili alla carta vetrata ma nel tempo si è certi di aver incontrato una donna straordinaria, ricca di contraddizioni insanabili come il nostro Orazio che la rendono V E R A.

  Concludo salutando il preside Pelli, certo che non mancheranno le occasioni di poter discutere di ciò che è stato il mio lavoro in questi anni, magari pianificando un percorso di lavoro futuro che possa garantire una continuità anche nell'operato di coloro che prenderanno il mio posto.

  C E N E R I ha fatto discutere, ha infiammato gli animi e diviso i pareri.

  Grazie al Professor Casini per la bella recensione, a Ulisse per essere venuto anche quest'anno e per aver resistito alla tentazione di fare la pipì nella cenere.

  I profili dei tetti cominciano a stagliarsi nel cielo, compaiono le prime antenne sgangherate.

  La notte è finita ma la vita continua.


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