|
Si è tenuto a S. Patrignano nei giorni 9 e 10 ottobre "Squisito! Il made in Italy nel piatto", manifestazione che valorizza la tradizione e l'innovazione della cultura e della produzione enogastronomica italiana, da un lato vetrina dei protagonisti della cucina italiana, dall'altro tavolo di confronto tra istituzioni e "professionisti della cucina".
Tra gli eventi in programma nelle due giornate, aperte agli istituti turistici, alberghieri ed agrari di tutta Italia, un concorso di cucina tipica regionale tra squadre di studenti e due convegni/dibattiti con autorevoli esponenti del mondo istituzionale.
La prof.ssa Carla Lucchesi ha rappresentato l'Istituto Pertini alla manifestazione.
La formazione professionale nel settore enogastronomico è stata oggetto del primo convegno.
L'industria alimentare italiana è la prima in Europa; la bilancia commerciale italiana è in attivo e si basa sia sui prodotti tipici (10%) che su quelli industriali. Entrambi sono marchio di qualità e vengono apprezzati in tutto il mondo. La dieta mediterranea infatti, nata in Italia, è ormai uno stile di vita.
La globalizzazione insidia il primato italiano, ma nostri prodotti garantiscono al consumatore la sicurezza alimentare e la tracciabilità, cioè la certificazione dell'intera storia del prodotto.
La diffusione sul territorio nazionale di Istituti agrari ed alberghieri ha consentito di presidiare, negli anni, l'intera filiera agro-alimentare, dall'azienda agricola al consumatore. Questi Istituti hanno raccolto e valorizzato le potenzialità locali, curando l'innovazione e la ricerca in vari ambiti: selezione delle specie di produzione, trasformazione e commercializzazione.
In questo momento il cibo è anche cultura ed arte, ma non è più tempo di dilettanti. Ora, riscoperte le radici, servono innovazione e formazione.
"Cuochi, barman e camerieri" sono mestieri che saranno richiesti in misura crescente nell'area dei servizi per rilanciare il made in Italy nel mondo. La crescente professionalizzazione del lavoro dovrà essere affrontata contando su un sistema formativo di alta qualità. La preparazione fornita dagli Istituti tecnici agrari e professionali alberghieri sarà integrata dall'alternanza scuola-lavoro, introdotta dalla riforma Moratti.
Anche la ricerca e la formazione universitaria contribuiranno ad incrementare la preparazione manageriale e lo sviluppo culturale nel campo delle scienze gastronomiche. Un primo passo è stato fatto con l'istituzione a Pollenzo, in provincia di Cuneo, del l'Università di Scienze gastronomiche, progettata da Carlo Petrini, presidente di Slow food.
Ai professionisti dovranno essere forniti nuovi elementi formativi, quali la competenza nell'utilizzare strumenti ed attrezzature ad alta tecnologia, le capacità relazionali per poter comunicare con i clienti, la capacità di valutare economicamente prodotti e flussi del mercato ristorativi.
Professionalizzarsi tuttavia richiede uno sforzo che non si esaurisce sui banchi di scuola, ma presuppone un percorso di apprendimento che dura tutta la vita.
Oggetto del secondo convegno è stata l'enogastronomia come risorsa italiana.
Chi viaggia cerca identità e qualità, ma per innovare il sistema turistico è necessario integrarlo con le attività produttive come l'agricoltura in una filiera unica.
L'offerta deve essere arricchita con più cultura, più enogastronomia, un miglior rapporto qualità-prezzo. Occorre investire sulla protezione dei marchi, sull'organizzazione e sulle infrastrutture, soprattutto al Sud, e sui servizi.
C'è il problema dell'imitazione dei nostri prodotti fuori dell'Unione Europea, dove si sono diffusi prodotti italian sounding ai danni dei nostri prodotti autentici.
C'è l'esempio del Canada, dove i marchi San Daniele e Parma sono stati registrati da un produttore locale, italiano.
La difesa del made in Italy alimentare trova avversari anche all'interno dell'Unione europea: ad esempio alcuni paesi del Nord, che hanno già delocalizzato le loro produzioni e che non hanno prodotti tipici da difendere.
La scelta del ministro delle Politiche agricole Alemanno di dettare regole di coesistenza prudente riguardo agli organismi geneticamente modificati (OGM) non è soltanto di tipo ideologico. Il nostro paese è il primo produttore di agricoltura biologica in Europa per numero di aziende, e l'introduzione degli OGM rischia di svilire tutto il lavoro di qualità della nostra agricoltura, che perderebbe la sua specificità. Senza contare che la libertà di produrre OGM termina con quella del produttore che non vuole essere contaminato.
L'Italia non può competere sul terreno del prezzo, ma deve battersi su quello della qualità, nel quale è prima della classe e può fare scuola.
|