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Come ricostruito da Ulrike Ilg nella recente pubblicazione sull’architettura liberty a Lucca1, nella vicenda della
realizzazione2 di palazzo Bertolli risulta difficile definire la paternità progettuale dell’opera e l’individuazione degli artisti
che hanno realizzato il ricco apparato decorativo che caratterizza, con varie connotazioni simboliche, la veste esterna
del fabbricato.
Se appare sufficientemente definito l’intervallo di tempo della realizzazione, risulta problematico sostenere
l’attribuzione dell’opera a Giuseppe Puccinelli date le profonde differenze tra l’opera realizzata e il disegno presentato
dall’architetto nel 1910 e oggi conservato negli archivi storici del Comune di Lucca3. Il progetto, una palazzina su due
piani di foggia rinascimentale simile stilisticamente all’altro palazzo della famiglia Bertolli situato frontalmente sul
lato opposto di via Cavour, è stato infatti completamente stravolto in corso d’opera mantenendo del disegno iniziale
la sola partitura di facciata nel ritmo 2:4:2 e i due belvedere agli estremi del corpo di fabbrica. Secondo la Ilg il
profondo mutamento del progetto in corso d’opera, del quale non sono rimaste tracce documentali, è frutto
dell’iniziativa del costruttore Achille Orzali non escludendo, sulla base di analogia stilistica con un’altra opera,
l’intervento dell’architetto Gaetano Orzali4.
Va comunque detto che chiunque abbia ideato l’opera per quello che è il
suo attuale aspetto ha profuso le sue migliori capacità creative principalmente per definire un apparato
decorativo ricco ed eloquente, in grado di celebrare con un linguaggio allegorico la fortuna e il potere di una delle
più importanti famiglie lucchesi di quel periodo.
L’intervento di restauro ha portato alla luce un fregio dipinto sottogronda che completa le allegorie presenti
nella decorazione plastica5. Le raffigurazioni di agricoltura e industria nella parte alta sopra i portali di ingresso
(che il rinvenimento di una incisione autografa conferma come opere dello scultore Giuseppe Baccelli), la sottostante
figura del mietitore rimandano all’attività di traformazione dei prodotti agricoli dei Bertolli; la figura maschile
con copricapo alato che compare nel fregio dipinto, in alternanza con una figura femminile col capo ornato da una
corona di frutti, sembra indicare, con un riferimento mitologico ad Ermes-Mercurio6, la vocazione e il successo
commerciale dei prodotti, che la figura femminile (Demetra-Cerere) produce in abbondanza e che l’ingegno e lo spirito
di iniziativa dei Bertolli portano in tutto il mondo.
Nel fregio dipinto compaiono inoltre, ai lati delle figure
mitologiche sopra descritte, rami di ulivo e rami di quercia, che si ritrovano, abbinati rispettivamente alla testa
di pantera e alla testa di leone (anche se difficilmente leggibili a causa dell’erosione delle superfici), nel motivo
decorativo posto in chiave delle finestre del piano primo; mentre per l’ulivo il significato è chiaro, credo sia giusto
intendere la quercia, da sempre associata all’idea di robustezza e forza, come simbolo dell’industria, che, non a caso,
nella sua raffigurazione allegorica in bassorilievo ne tiene un ramoscello in mano. In concatenazione e per
l’associazione sopra menzionata sembra che anche il leone debba rappresentare la forza dell’attività industriale mentre
la pantera rimane un riferimento al territorio locale e alla sua tradizione.
In buona sostanza l’intero palazzo voleva essere, nell’intenzione di chi ne ha concepito la forma complessiva
e il dettaglio decorativo in evidente sintonia con il committente, un mezzo per far conoscere, con intento anche
pubblicitario, l’attività di una famiglia di imprenditori intraprendenti, il loro legame con la tradizione agricola
del territorio unito ad una vocazione internazionale al commercio. Oltre alla conservazione del bene architettonico,
il principale merito di questo intervento di restauro sulle parti murarie delle facciate è stato forse quello di
restituire l’apparato decorativo nella sua completezza attraverso il recupero delle parti dipinte, per una più chiara
lettura di un opera architettonica che presente forti connotazioni simboliche.
Note:
1 Ulrike Ilg, Il Liberty a Lucca, Lucca 2002, pp. 234-237
2 dal 1910, anno della presentazione della domanda di costruzione avanzata
da Francesco Bertolli, al 1914 quando del palazzo viene fatta menzione nella guida di Campetti, che riporta una foto in cui
il palazzo appare nel suo imponente aspetto odierno (Ulrike Ilg, op. cit., p. 234)
3 Ulrike Ilg, op. cit., p., 234.
4 Ibidem.
5 Il rinvenimento e il recupero del fregio dipinto sottogronda risolvono
la lacuna lasciata dalla Ilg che, sulla scorta di quanto riportato nella guida di Campetti del 1914, menziona le decorazioni
dipinte del pittore Vincenzo Barsotti ritendo comunque che dovessero trovarsi all’interno e che fossero irrimediabilmente
perdute (Ulrike Ilg, op. cit., p. 236).
6 Sull’utilizzo della figura di Mercurio come protettore dell’attività
mercantile nel vocabolario decorativo del liberty a Lucca si veda Ulrike Ilg, op. cit., pp 118 e seguenti.
Foto:
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